Caffè in capsule: è possibile mediare tra comodità e sostenibilità?

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Gli italiani sono tra i primi estimatori e consumatori mondiali di caffè, con 658 tazzine in media all’anno per persona, ma oltre ad essere i primi a tutelare la cultura e la natura rituale di un buon espresso, dovremmo anche essere i primi ad occuparci della sua sostenibilità.

consumo caffe per nazione
Classifica del consumo medio di caffè dei Paesi Europei, nel 2015.

Questo articolo è stato composto in un bar, perché faccio parte dell’82% degli Italiani che ha questa abitudine di consumo (fonte: Lavazza), che trovo molto sana soprattutto quando il caffè viene gustato con calma al tavolo, tra una chiacchera e l’altra.
Per un italiano su cinque la tazzina di caffè è però, oltre che un momento di aggregazione, anche la “classica” bevanda da colazione (fonte: Fipe), e questo dato convive con un cambiamento recente nelle abitudini di consumo degli italiani: la praticità e la qualità del caffè in capsula, assimilabile a quello prodotto al bar, fanno propendere sempre più persone per la sua scelta a discapito di un espresso al banco o della sua preparazione con la moka.

tipologia caffe consumato
Andamento delle vendite di diverse tipologie di caffè.

Nel 2017 i volumi sono cresciuti del 20% e sono ormai 4,5 i milioni di italiani che lo consumano d’abitudine.

Questo dato ci mette di fronte alla nostra responsabilità individuale come consumatori.

Cosa significa consumare caffè in capsula rispetto a caffè in grani e in polvere?

 

Significa, genericamente, fare una scelta meno sostenibile ma che vale la pena di essere approfondita.
Il mercato propone più alternative tra le “usa e getta”: quelle in alluminio, quelle in plastica con linguetta in alluminio, quelle compostabili. Questa offerta va confrontata con la direttivaeuropea 2013/2/UE (testo integrale che chiarisce cosa sia un imballaggio), che classifica come imballaggi le capsule divise nei rispettivi materiali solo se ripulite del contenuto al loro interno.
La loro gestione come rifiuto completo e complesso spetta quindi ai singoli comuni, e vi sono come sempre gestioni più o meno virtuose.

Capsule Monouso

Per quello che riguarda le capsule in alluminio, possono essere attualmente riciclate, residui di caffè compresi, in alcuni comuni italiani grazie a una convenzione presente tra Nespresso, CiAL (Consorzio degli Imballaggi in Alluminio), Utilitalia e CIC (Consorzio italiano compostatori) e Silea. [Tutte le informazioni sul programma Positive Cup di Nespresso e sul riciclo effettivo delle capsule le trovate nelle mie storie in evidenza “green coffee”]

Per quello che riguarda le capsule in plastica con foglietto in alluminio, queste possono essere riciclate solo se svuotate del caffè dividendo i singoli componenti, non quindi senza fatica.

Le capsule compostabili si possono naturalmente buttare nell’organico, non sono però tendenzialmente adatte per essere gettate nel compost domestico per le particolari condizioni di compostaggio che richiedono.

In tutti e tre i casi si genera un rifiuto che viene riciclato in modo più o meno virtuoso: la Nespresso, il più grande distributore di capsule in alluminio, afferma di riciclare l’80% di tutto l’alluminio che mette sul mercato. Ma mentre l’alluminio può essere riciclato infinite volte, non si può dire lo stesso delle capsule in plastica.

Capsule WayCap
Le capsule WayCap sono realizzate in Italia e sono compatibili con le Macchine Nespresso o Dolce Gusto.

Cercando quindi di mediare tra comodità e sostenibilità, un’ottima scelta può ricadere sulla Waycap, una capsula di acciaio riutilizzabile infinite volte, che non genera alcun rifiuto e che potete riempire con la vostra miscela di caffè preferita.

Approfondimenti interessanti su realtà tutte italiane che cercano di rendere più sostenibile la pausa caffè:
– https://www.produzionidalbasso.com/project/caffe-senza-tracce/
http://www.corepla.it/news/rivending-nuova-vita-bicchieri-e-palette-del-caff-il-progetto-pilota-parma